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E all’improvviso, quasi per caso, lo spazio nudo di una che scrive.

Sono qui per scrivere. Saltare per aria e sprofondare. Sforacchiare la pagina, leccare lo schermo. Svaporare e ridere. Storie lampo, racconti, romanzi, poesie. Pochi aforismi intelligenti e nessuna biografia.

Perché scrivo.

L’artigianato è l’ultima ambizione che rimane a chi scrive. L’egoismo che deriva dall’illusione di fare quello che sei si è sparpagliato nella condivisa e generale chimera della realizzazione. La smania di dire le cose come stanno è umiliata e presa a sberle in un gioco di specchi, online e offline. Non resta che la bellezza estetica, il piacere di cesellare una frase e di comporre le parole. Perché siano musica. E di farlo magistralmente. Diecimila volte.

Cosa sono quando scrivo.
La stessa beatitudine di un post orgasmo e l’eccitazione di una bambina al luna park. La malinconia di una sirena che vorrebbe danzare a terra, il vuoto pieno di un attore che ha un buco di memoria e coglie il vero all’improvviso. L’estasi di un compositore quando trova il giusto accordo.

E comunque, è pur sempre qualcosa potersi scegliere la propria ossessione.

Infine, per completezza: una quasi biografia.

DORMIENZA

Una cyber favola

Tutti desideriamo nasconderci a volte. Dormire forse, allontanare dolori, paure e delusioni, e svegliarci quando il peggio sarà passato.

Perché ho scritto questo romanzo?

L’idea di DORMIENZA è nata dopo aver visto un documentario sulla sindrome della rassegnazione: in Svezia molti bambini, figli di rifugiati richiedenti asilo, terrorizzati dalla possibilità di veder rifiutata la richiesta, si addormentano e non si risvegliano, anche per mesi: cadono in una catalessi simile al coma. Per i medici è un mistero. Io credo che tutti possiamo comprendere la resa angosciata in quella fuga dalla realtà. Volevo raccontare una possibilità di risveglio.